Curiosa, Bologna

La curiosità ha ucciso il gatto. Curiosity è finalmente arrivato su Marte e sta esplorando il nuovo mondo. Intanto, dalle nostre parti, da Hubbol scende un rover telecomandato lungo i viali per esplorare spazi inutilizzati dove cui aprire lo spazio per l’innovazione sociale più imperdibile di sempre, più bolognese e più internazionale che mai.

Sono passati alcuni mesi. C’è stata l’estate, con un sacco di opportunità e di relazioni che daranno i loro frutti. Hubbol non ha smesso di osservare e guardarsi attorno, in molti si sono fatti avanti per dare una mano e molti altri ancora, ne siamo sicuri, stanno attrezzandosi per un autunno caldo in cui potremo cominciare a comprare un fiocco (rosa? azzurro?) da appendere con l’anno nuovo sul cancello d’entrata.

Il 30 di giugno, in piena canicola, ci siamo fatti un giro per Bologna alla ricerca di immobili abbandonati per i quali immaginare nuovi usi. Tra questi, una sede per Hubbol. L’abbiamo fatto insieme a Impossibleliving e Ciclostile e Youcangroup/Bologna Food Boutique, una start-up, uno studio di architettura e un gruppo di imprese molto Hubbol-friendly con cui speriamo di fare grandi cose.

  • Siamo diventati amici anche di Social Innovation Europe, che supporta ufficialmente il progetto Hubbol riconoscendoci come country partner. Spingiamo sul fronte internazionale, al di là delle etichette e dei marchi. Estendiamo la rete sociale del nostro Social Innovation Center fin da piccolo… anzi prima.
  • ImmagineAbbiamo visto alcuni spazi. Uno in particolare sembra fatto apposta per noi. E’ tutto ciò di cui oggi Bologna ha bisogno (btw, nel frattempo si sta facendo largo l’idea di creare uno spazio di coworking pubblico, guarda qua l’OdG presentato in Consiglio Comunale). Ci stanno tutte le funzioni che immaginiamo per Hubbol: coworking, incubatore, palestra, exhibitions, seminari, party, tutto. A breve sapremo se sarà la casa che cerchiamo.
  • Lunedi e martedi ci aggireremo per FARETE, iniziativa promossa da Unindustria Bologna. Molti appuntamenti succosi per fare networking e capire come integrare impresa, innovazione, forme innovative di investimento…

E voi? Anche voi volete che nasca? Dateci una mano. Vi ricordiamo tutti i campi in cui potete cimentarvi.

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Hubbol cerca casa!

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Il 30 Giugno 2012 alle ore 14:00 ci troveremo a Bologna per condividere una giornata insieme in bicicletta, osservando la città in un modo nuovo, attivandoci per trovare una soluzione al problema degli edifici abbandonati della città.
Missione: trovare una casa per lʼinnovazione sociale a Bologna. Il tour è organizzato in collaborazione con Ciclostile Architettura, studio di architettura specializzato in rigenerazione urbana e Hubbol, gruppo di potenziali fondatori del nuovo Hub, spazio di coworking e incubazione per lʼinnovazione sociale. Il tour è patrocinato dallʼ Ordine degli Architetti di Bologna.

Lʼidea: riuscire a coinvolgere i cittadini facendoli contribuire alla mappatura degli edifici abbandonati inserendo Bologna in un contesto internazionale sul tema. Vogliamo darci un obiettivo.

La missione: troviamo una casa per Hubbol. Uno spazio grande, usabile, accessibile, integrato nel tessuto urbano e prossimo ad altre funzioni vitali: un mercato, una strada, uno spazio attraversato dalle energie della città e pronto a coglierle e trasformarle in innovazione per tutti.
Ognuno di noi potrà rendersi conto, girando in bicicletta, durante quel sabato pomeriggio, che ci sono moltissimi “nuovi” edifici davanti ai quali siamo passati infinite volte, e come oggetti “ trasparenti” mai ce ne siamo accorti. Lʼenergia di tutti permetterà di creare una mappatura, non solo degli edifici, ma anche delle sensazioni, dei problemi, delle questioni legate a quel luogo. Lʼidea è che insieme potremo coinvolgere passanti, vicini di casa, abitanti cercando di trovare risposte a quelle domande che tantissimi di noi si sono posti. Perchè questo edificio è abbandonato? Chi è il proprietario? Perchè non è mai stato fatto nulla? Eʼ in vendita?

In orbita!

In via del Pallone non se n’è accorto nessuno, per ora. Ma da lunedì all’Albergo c’è una rampa di lancio. Ci servirà per mandare in orbita un qualcosa che oggi non c’è: un satellite dove persone innovative possano immaginare e realizzare progetti e prodotti nuovi, capaci di cambiare in meglio la vita delle persone. Un luogo dove le cose accadono, where things happen.

Con un gruppo di persone stiamo lavorando per dare corpo all’idea. Lunedì sera ci siamo incontrati, informalmente. Speravamo di poter avviare una conversazione attorno alla possibilità di avere un posto in cui fare innovazione a Bologna, ora la conversazione c’è e coinvolge persone in carne ed ossa, una meglio dell’altra. Volevamo essere tanti e molto diversi: l’eterogeneità, effettivamente, era ai massimi. In vitro, abbiamo riprodotto un mini-hub dell’innovazione.

Cosa ci siamo detti: abbiamo detto 2-3 cose per inquadrare l’idea. Importare a Bologna un modello esistente di ‘fulcro’ dell’innovazione sociale risponde a un bisogno pressante di senso e coesione che in una fase critica come questa si stanno facendo urgentissime. Cambia il lavoro, cambia il modo di produrre, ci sono molte idee e voglia di fare in giro, manca un luogo speciale in cui fare accadere il cambiamento. In cui superare la fase di anomia in cui ci troviamo. La presentazione che abbiamo usato la trovate qua, nel post precedente.

Poi abbiamo discusso: l’idea di costruire uno spazio dove lavorare insieme e fare innovazione piace, in molti sostengono sia vero che ce n’è bisogno e – addirittura, in alcuni casi – di aver in passato già ipotizzato di cimentarsi nella progettazione; occorre riflettere sul perché non si sia ancora fatto, finora: ci sono caratteristiche del contesto locale che possono rendere non efficace una proposta come questa? L’importazione tout court del modello viene vista come interessante ma non vincolante: potrebbe essere utile avere uno spazio per l’innovazione sociale a Bologna non per forza ‘marcato’, salvo poi candidarlo al network internazionale di THE HUB (ad esempio) anche in un secondo momento, in fase di consolidamento. È importante che venga data la giusta importanza all’elemento imprenditoriale dell’iniziativa: deve reggersi sulle proprie gambe, il che significa che il modello di business dev’essere chiaro e, probabilmente, basato su un catalogo di servizi più vasto di quello che pare essere oggi previsto negli spazi THE HUB già attivati. Ci si chiede se valga la pena connotare lo spazio con un’idea forte, una mission molto spiccata con cui targare e ‘targettizzare’ le iniziative, almeno in una fase nascente. Da parte di tutti giunge un’adesione sostanziale all’idea e, nei modi che saranno individuati, anche alla sua realizzazione.

Da oggi, possiamo davvero cominciare a lavorare.

Il progetto si compone di alcune macro-aree di attività (che riporto sotto in ordine di comparizione), su cui quindi chi vorrà potrà dare una mano:

indagine di mercato. Si tratta di dimensionare la domanda pagante presunta sul territorio: quante sono le ‘altre forme di vita’ sul territorio?
Community management. Vanno coordinate le attività di comunicazione sui social network/blog/siti: serve coordinamento e strategia.
Ricerca dello spazio. L’attività core: su questo, abbiamo in queste ore stretto la partnership con impossibleliving – che punta a valorizzare la catena del valore degli immobili abbandonati – e lo studio di architettura ciclostile di Bologna. La caccia al posto è aperta. Per i segni particolari, ripassate la presentazione e aggiungeteci un dettaglio: dev’essere un posto grande, se non grandissimo.
Business plan/fund raising. Occorre capire come farlo stare in piedi: Quanto servirà come capitale di avvio? Quanto tempo servirà per ammortizzare l’invetimento? Chi o cosa farà l’investimento? Quali capitali potranno essere smobilitati? Come dare corpo a una strategia di crowd-funding/fund raising/sponsorship tecnica?
Progettazione architettonica dello spazio. Una volta che avremo il posto, sarà ora di progettarlo: come coinvolgere la comunità dei professionisti che potranno volercisi installare? Come importare le linee guida progettuali dei principali network internalizionali di co-working?
Progettazione del servizio /partnership/funzioni aggiuntive/servizi a catalogo. Quali servizi servono? Come deve essere strutturato il catalogo delle membership e delle funzioni che si insedieranno?

A presto per i prossimi passi.